Indipendentemente dai futuri sviluppi della crisi del coronavirus, le riserve delle assi-curazioni malattia assorbiranno l’impatto finanziario della pandemia da coronavirus sulla nostra sanità. Non saranno necessari fondi fiscali straordinari per trattare i casi Covid 19. Tuttavia una parte del nostro sistema politico mette in discussione questo «cuscinetto».

Thomas J. Grichting è membro della Direzione generale e Segretario generale della compa-gnia d’assicurazione Groupe Mutuel e Vicepresidente di Santésuisse.

L’attuale crisi ha aperto una ferita profonda in tutto il mondo e soprattutto nel nostro paese, che per oltre 70 anni ha vissuto una fase di sicurezza interna ed esterna. Nella società moderna, una grossa fetta della popolazione non ha mai conosciuto alcuna incertezza esistenziale, né sembra rendersi davvero conto che ai periodi di benessere possano seguire momenti di crisi. Per questo, in passato, ogni avvertimento a prepararsi in tal senso è stato quasi sempre accolto con scettici-smo e ironia. Oggi vediamo quanto sia necessario disporre di maschere protettive in quantità sufficiente, il che significa costituire scorte per le pandemie e definire misure preventive per le catastrofi nucleari. Qualche anno fa i rifugi antiatomici stavano per essere aboliti: se non altro, il disastro di Fukushima è servito a ricordarci l’importanza di questa misura di protezione. 

Previdenza – una virtù quasi dimenticata 

Chi è previdente nei periodi prosperi supera meglio le crisi. Nel corso degli ultimi anni, i ministri delle finanze svizzeri hanno dovuto giustificarsi ripetutamente per le eccedenze non preventiva-te nel bilancio della Confederazione. Oggi, siamo tutti sollevati di sapere che la solidità finanziaria della Svizzera permetterà di aiutare in modo rapido e senza complicazioni burocratiche le PMI colpite dalla pandemia.  

Anche le assicurazioni malattia svizzere sono state previdenti. Per legge, non possono realizzare utili con l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, ma sono obbligate ad accumu-lare delle riserve per le emergenze, per le evoluzioni inaspettate dei costi sanitari, per eventuali modifiche legislative o per altre situazioni straordinarie. Complessivamente, a oggi, le assicura-zioni malattia dispongono di riserve pari a 8,3 miliardi di franchi, il che equivale all’incirca al 28% delle prestazioni rimborsate ogni anno dalle casse malati o a tre mesi di prestazioni. Le riserve garantiscono che le assicurazioni saranno in grado di fornire le proprie prestazioni anche in cir-costanze straordinarie.

L’opposizione alle riserve

Tuttavia, questa sicurezza finanziaria non va bene per tutti. Le critiche al «cuscinetto» delle assi-curazioni malattia giungono soprattutto dai politici della Svizzera latina. Vari interventi parla-mentari e iniziative cantonali sono accomunati da un unico obiettivo: ridurre le riserve, se non addirittura abolirle del tutto. Già prima della crisi da Coronavirus nei cantoni di Ginevra, Vaud e Ticino sono state lanciate due iniziative congiunte che mettono a serio rischio un sistema attual-mente funzionante.

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La prima proposta ("Per premi conformi ai costi") chiede il rimborso da parte degli assicuratori dei premi che si rivelino eccessivi rispetto ai costi. In caso di premi troppo bassi, le assicurazioni malattia non avrebbero la possibilità di coprire i deficit attraverso una riscossione degli arretrati. Ma, come dimostra l’improvviso dilagare del coronavirus, le epidemie e le loro conseguenze eco-nomiche sono raramente preventivabili.

Riserve limitate 

La seconda iniziativa ("Per delle riserve giuste e adeguate") chiede di fissare un limite alle riserve. Attualmente le assicurazioni malattia sono obbligate per legge ad accantonare riserve tali da ga-rantire le prestazioni anche in un’annata particolarmente negativa. A oggi, la maggior parte degli assicuratori possiede riserve superiori al minimo previsto per legge. L’iniziativa chiede che le riserve possano ammontare al massimo al 150% del limite legale. Se la legge venisse modificata come richiesto, gli assicuratori con riserve superiori a tale soglia sarebbero costretti a rimborsar-le. Ci si dimentica che gli assicuratori sanitari stanno già rimborsando milioni su base volontaria, partendo da un sistema di concorrenza ben funzionante.

Una concorrenza che funziona garantisce le prestazioni degli assicuratori

Non è affatto necessario che lo stato intervenga sulle riserve degli assicuratori. È la concorrenza, infatti, a far sì che questi abbiano ogni interesse a contenere il più possibile i premi dell’assicurazione di base o a compensare eventuali eccedenze abbassando i premi o riducendone l’incremento l’anno seguente.

Per contro, le iniziative politiche sono molto rischiose, anche perché non sappiamo per quanto tempo ancora la crisi causata dal coronavirus si ripercuoterà sulla nostra salute, sulla nostra li-bertà di movimento e sulla nostra economia. L’attacco alle riserve potrebbe anche risultare nell’incapacità, da parte del sistema delle assicurazioni malattia, di far fronte a un evento quale la pandemia da coronavirus. E questo è un rischio a cui non possiamo e non vogliamo esporre la popolazione svizzera e coloro che pagano i premi.

Ci rimetteremo in piedi, ricominceremo ad abbracciarci e ad accapigliarci per delle inezie. Molti si ritroveranno presto nella routine quotidiana. Ma non dovremo dimenticare che le riserve di emergenza permettono – a tutti i livelli – di affrontare al meglio anche la più grave delle crisi.